Tom Kenyon
Archivio italiano

Pensieri e Osservazioni da parte del Canale

Traduzione di Nicoletta Ricci

Prima di leggere il materiale di questa sezione dedicata agli Hathor, vorrei darvi qualche consiglio – una considerazione di tipo razionale, se volete.

Vi dirò la stessa cosa che dico a coloro che frequentano i miei seminari – Tenete sempre con voi una “scatola immaginaria”. Se ciò che dico per voi non ha senso o viola la vostra visione della realtà, allora vi suggerisco di gettarlo nella scatola. Non mandate giù e non accettate come verità qualsiasi cosa detta da qualcuno, senza averla prima vagliata con la vostra esperienza di vita personale, con il vostro senso della logica e, cosa molto importante, con i vostri valori personali.

Mandare giù le idee senza masticarle e digerirle con cura può portare a una sorta di indigestione mentale e/o spirituale. E per questo tipo di indisposizione non esiste un antiacido istantaneo.

Alcuni affermano che, entrando nel campo dell’esperienza spirituale, bisognerebbe lasciarsi alle spalle il senso della logica e il pensiero razionale – che ci si dovrebbe arrendere in modo pieno e totale alla fede e non permettere alla ragione di entrare. Personalmente, io credo che questa linea di pensiero sia pericolosa. Ci occorrono tutta la perspicacia che abbiamo e tutta l’intelligenza che riusciamo a mettere insieme, se non vogliamo rimanere ingannati lungo il cammino verso l’illuminazione spirituale. È la vera luce della coscienza di sé che cerchiamo, non la fasulla luminosità della fantasia e del desiderio personale. In questo senso, la logica e il pensiero razionale non sono la nemesi delle comunicazioni canalizzate, sono alleati essenziali.

Riguardo alle Dimensioni Superiori della Coscienza

Se posso essere così audace da riassumere il succo del messaggio degli Hathor, esso è questo: Come umani abbiamo accesso ad altre dimensioni di coscienza. Questa interdimensionalità fa parte del nostro essere innato, ma è qualcosa che deve essere coltivata o sviluppata.

Che cosa intendo, esattamente, quando dico interdimensionalità? Per spiegarlo, guardiamolo sotto diversi punti di vista – molto interdimensionale da parte mia!

Mentre state leggendo queste pagine, o ascoltate qualcuno che ve le legge, i centri del linguaggio del vostro cervello danno un senso al blaterare che chiamiamo Italiano. nello stesso momento potreste udire un suono proveniente dall’esterno – forse un clacson o il verso di un animale. Potreste anche, sempre nello stesso momento, sentirvi respirare. Tutti questi eventi – la lettura di queste parole, i suoni che udite e il vostro respiro – sono dimensioni della coscienza.

Potete diventare consapevoli di queste dimensioni spostando su di esse la vostra attenzione. Ma è la vostra attenzione ad un evento che lo rende coscio. Se non prestate attenzione, non vi accorgerete di qualcosa che accade. Se, per esempio, siete completamente immersi in questo articolo, allora potreste non fare caso al vostro respiro o ai suoni esterni. Essi esistono indipendentemente dalla vostra consapevolezza di essi, ma nel vostro mondo di percezioni sarà come se non fossero mai accaduti.

Anche il nostro mondo interiore di percezioni ha molte dimensioni o reami. La maggior parte di essi, per noi, sono quasi sempre inaccessibili, perché – detto francamente – siamo stati addestrati a concentrarci esclusivamente su di una minima gamma di esperienze interiori significative – precisamente quelle che ci rendono più produttivi o utili alla società. Per quanto questi pratici stati mentali siano senza dubbio molto importanti, non solo gli unici stati a noi aperti.

Per poter sperimentare questi mondi interiori di percezione, dovete alterare la vostra attività cerebrale attraverso la meditazione o qualche altro metodo. Allora potrete avere un’esperienza diretta di questi mondi e dei fenomeni piuttosto sorprendenti che si verificano dentro di voi. Ma fino a quando non sperimenterete direttamente questi mondi, è come se essi non esistessero, perché si trovano oltre la gamma delle vostre percezioni.

La capacità di accedere a queste dimensioni superiori o mondi creativi dentro di noi, per quanto abbastanza esoterica, offre benefici pratici unici. Ad esempio queste altre dimensioni di coscienza possono spesso rivelare intuizioni e soluzioni creative a problemi, le quali non sono evidenti nel nostro consueto modo di pensare e percepire.

La storia della scienza è piena di scoperte e nuove intuizioni che furono indotte da questi stati mentali fuori dall’ordinario. Permettetemi di essere un po’ più specifico, per spiegare meglio di che cosa sto parlando.

La scienza, abitualmente, è ritenuta l’apice della ragione umana. Il metodo scientifico, dopo tutto, si basa sull’osservazione razionale e sulla soluzione logica dei problemi. Tuttavia, in realtà, coloro che si dedicano alla scienza – gli scienziati stessi – hanno riferito che, a volte, la soluzione ad un dilemma scientifico è giunta loro attraverso mezzi non logici.

Prendete ad esempio il chimico Tedesco Kekule, che scoprì la struttura molecolare del benzene. Egli raccontò che lottava incessantemente con questo dilemma; era un’ossessione, ma non vedeva alcuna soluzione.

Poi, una notte, fece un sogno. Nel sogno vide un serpente che si mordeva la coda. L’uomo si sveglio e si rese conto che quella, in effetti, era la struttura dell’anello di benzene. Dopo aver tradotto la sua visione nel linguaggio della matematica, egli fu in grado di dimostrare che la sua intuizione notturna era corretta.

Una delle cose interessanti, nell’immagine del sogno di Kekule, è che essa era incentrata su di un classico simbolo alchemico – l’oroboro. Questo elemento iconografico rappresenta un serpente che si morde la coda – proprio come nel sogno di Kekule.

Dunque, informazioni significative possono esserci rivelate quando entriamo in altre dimensioni della nostra propria coscienza. Il fisico Albert Einstein riferì di avere scoperto i principi della Relatività Generale attraverso una serie di fantasie. E una volta sostenne che non si può risolvere un problema al livello del problema, per risolverlo si deve salire ad un livello superiore.

La questione delle dimensioni ha affascinato tanto i fisici e i matematici, quanto i metafisici per moltissimo tempo. La prima considerazione in merito alla dimensionalità è da quale punto di vista la si esamini. I matematici, per esempio, spesso vedono le dimensioni in maniera diversa dai fisici.

Gli Hathor hanno una prospettiva unica sulla dimensionalità, in particolare sulla dimensionalità della coscienza. È loro opinione che le dimensioni superiori della nostra coscienza possano influenzare, ed influenzino, quella che noi chiamiamo realtà materiale.

Flatlandia, il luogo in cui viviamo

Quando tengo dei seminari sugli Hathor, durante i quali la gente li sperimenta direttamente attraverso l’attenzione interiore, mi piace parlare un po’ del concetto delle altre dimensioni di coscienza, prima dell’incontro iniziale con questi esseri. Per farlo, comincio spesso con una breve descrizione di un libro affascinante intitolato Flatland scritto nel 1884 dallo scrittore satirico Vittoriano Edwin Abbott (ndt: Flatlandia – Racconto fantastico a più dimensioni).

Introduco questo racconto nella nostra discussione, perché esso esplora il paradosso di come coloro che vivono in una data dimensione non possano mai capire appieno le dimensioni che si trovano al di fuori della propria.

Ecco un breve riassunto.

C’era una volta un mondo immaginario chiamato Flatlandia (ndt: Terra Piatta). Esso aveva solo due dimensioni – lunghezza e larghezza. Gli abitanti di Flatlandia erano detti Flatlandesi. Nessuno a Flatlandia aveva mai visto niente di tridimensionale, dato che Flatlandia era…beh…piatta.

Un giorno, una sfera (una palla) attraversò Flatlandia. Al primo contatto, nel loro mondo apparve un singolo punto che crebbe fino a diventare un cerchietto. Poi il cerchio crebbe sempre più. Ad un certo momento, il cerchio era molto grande, grandissimo. Quel momento corrispondeva, naturalmente, al passaggio su Flatlandia della circonferenza massima della sfera.

E poi, apparentemente senza motivo, il cerchio cominciò a diminuire sempre di più, fino a sparire in un punto. Poi il punto scomparve.

Ci furono molte idee su quanto era accaduto, ma nessuno a Flatlandia sapeva che cosa fosse successo veramente. I Flatlandesi, semplicemente, non erano in grado di immaginarsi qualcosa come una sfera, perché non potevano concepire nulla al di fuori dei riferimenti del loro mondo bi-dimensionale.

Io credo che noi siamo così.

Noi viviamo nel nostro mondo tridimensionale quotidiano, pensando che sia tutto quel che c’è. Se il tempo è la quarta dimensione, come hanno suggerito alcuni teorici (ma non tutti), allora la maggior parte di noi ne ha una discreta padronanza. Intendo dire che siamo in grado di dire che ore sono e di presentarci puntuali agli appuntamenti e alle riunioni. E, per la maggior parte, questo è ciò che più conta.

Il Paradosso del Tempo

Ma ci sono altri modi per vedere il tempo. La nostra moderna percezione meccanicistica del tempo è soltanto uno degli aspetti e, quando trascendiamo o fermiamo del tutto il tempo percepito (come durante la meditazione o in certi tipi di pratiche esoteriche), le cose si fanno parecchio interessanti. Infatti, quando usciamo dalla routine del tempo percepito (con la meditazione, ecc.) entriamo più facilmente negli altri regni dell’esperienza umana. Questi insoliti stati dell’essere mentali e fisici sono stati descritti da mistici, yogi e da altri esseri illuminati per eoni.

Le loro descrizioni degli incontri con il sacro (un termine Junghiano per i regni dell’essere colmi di luce) furono, ovviamente, espressi attraverso i filtri culturali del loro tempo. Pertanto il linguaggio mistico dei contemplativi e dei mistici Cristiani è, in superficie, diverso da quello dei loro cugini Ebraici e Islamici. E di sicuro queste descrizioni sono assai diverse dalle loro controparti Asiatiche – degli yogi Indù e Buddisti, delle alchimie Taoiste della Cina e anche dello sciamanesimo indigeno di tutto il mondo. Ma sotto la superficie delle loro apparenti diversità, ci sono profonde correnti di similarità.

Le analogie di cui parlo qui non si riferiscono al credo, alla discendenza spirituale o al dogma. In effetti, molte tradizioni spirituali sono in completo contrasto l’una con l’altra sui punti fondamentali del dogma. Nonostante tali differenze, ci sono delle analogie impressionanti per quanto riguarda i metodi che queste discipline mistiche, yogiche e sciamaniche impiegano per entrare nel sacro. E l’alterazione del tempo percepito – sia che venga ottenuta con la trance meditativa, con la preghiera contemplativa, con le percussioni o con il canto – è comune a tutte queste tradizioni.

Infatti, dal punto di vista della neurofisiologia moderna, potremmo affermare che è attraverso l’alterazione della loro percezione del tempo (e dei concomitanti cambiamenti dello stato cerebrale) che tutti gli yogi, mistici, santi e sciamani percepiscono ciò che chiamano Divino, il Sé Trascendente, il Tao, o il Grande Spirito (a seconda della tendenza intellettuale e filosofica).

In altri termini, le esperienze mistiche e religiose avvengono (parlando a livello neurologico) a causa di cambiamenti ben precisi nei processi cerebrali. Vi prego di notare che non sto sostenendo che le esperienze mistiche possano essere ricondotte, o siano l’unico risultato di cambiamenti fisici nel cervello, bensì che tali esperienze sono sicuramente caratterizzate da eventi simultanei nel sistema nervoso. Ad alcuni potrebbe sembrare che voglia spaccare il capello in quattro, ma per chi di noi è coinvolto nella ricerca di spiegazioni scientifiche sugli stati mistici della mente, è cruciale essere il più rigorosi possibile.

È mia convinzione personale che i regni dell’essere del sacro (cioè l’esperienza mistica), ci aprano un’area del potenziale umano ricca e affascinante, ma solo quando le catene del dogma (credenze religiose e/o culturali) vengono spezzate.

I metodi utilizzati da mistici, yogi e sciamani per generare stati di coscienza alterati – del tipo che conduce al sacro e alle esperienze trans personali – sono da molto tempo un mio interesse. Ho persino scritto un libro, Stati Cerebrali, una guida che mostra al lettore in che modo creare stati di consapevolezza alterati come mezzo per accedere ai potenziali maggiormente creativi del proprio cervello e mente.

Dal punto di vista della neuropsicologia, il channeling è solo un’ulteriore espressione del potenziale del nostro cervello/mente – per quanto insolito.

Come psicoterapeuta e come persona coinvolta nella ricerca sul cervello da più di dieci anni, io considero le canalizzazioni – in generale – come una sorta di psico-artefatto trans personale. Intendo dire che le informazioni (o il messaggio) che giunge attraverso l’atto della canalizzazione nasce da un’interfaccia fra la psicologia personale e gli aspetti trans personali di chi canalizza.

Il Processo di Canalizzazione

Chiunque canalizzi lo fa alterando in qualche maniera la propria consapevolezza. Il risultato, indipendentemente dal metodo applicato, è che il canale entra in uno stato profondamente alterato di consapevolezza interiorizzata (trance). Per il periodo della comunicazione si è più o meno distaccati e, in qualche modo, sospesi dalle proprie modalità abituali di vita nel mondo, compresa la percezione del tempo. Questo è il risultato diretto dei cambiamenti dello stato cerebrale, cioè di un aumento dell’attività alfa e teta da parte del canale.

Per quanto lo stato di canalizzazione possa sembrare bizzarro, io credo che sia una capacità innata che la maggior parte di noi, se non tutti, possiede. È semplicemente questione di imparare come modificare volutamente il proprio stato cerebrale.

Ma c’è un ulteriore elemento, nel fenomeno della canalizzazione, che è fondamentale capire. È la questione dei “filtri”. Personalmente non credo che esista qualcosa come un canale completamente puro. Possiamo avvicinarci all’essere un canale aperto e pulito e, si spera, diventare ancora più impeccabili, ma la Presenza o Informazione che scaturisce attraverso il canale, in qualche maniera viene influenzata dal canale stesso – specialmente dal suo stato emotivo, dalle credenze del subconscio e dai miasmi (distorsioni tossiche personali).

Questo inevitabile filtraggio delle informazioni da parte del canale è il motivo per cui, prima, ho detto di tenere sempre al vostro fianco una scatola immaginaria. Se qualcosa per voi non ha senso, buttatela nella scatola. Non accettatela come verità. Testatela con il vostro senso della logica, con la vostra esperienza di vita personale e con i vostri valori.

La mia speranza è che quelli tra voi che leggono questi messaggi degli Hathor facciano proprio così. Vedete che cosa funziona per voi. Gettate il resto.

Una delle cose peggiori che potrebbero accadere con questo tipo di informazioni, secondo me, sarebbe di divinizzarle trasformandole in una specie di culto new age. Considerate, invece, i messaggi semplicemente come un’altra prospettiva sul nostro mondo. Se le informazioni vi aiutano ad essere più intraprendenti e felici nel modo di gestire la vostra vita (com’è stato per me), allora questo materiale canalizzato sarà valso lo sforzo.

Tom Kenyon

26 Dicembre 2007 – Costa del Sol, Spagna

Fonti:

Libri

La Documentazione Hathor: Messaggi Da Una Civiltà Ascesa

Questo libro autorevole riguardante gli Hathors e il loro messaggio, include un CD in cui Tom analizza le proprie esperienze con gli Hathors e due sessioni catalizzatrici sonore degli Hathors.

Stati Cerebrali

Il libro particolarmente acclamato di Tom sul cervello e i suoi potenziali inutilizzati fornisce informazioni dettagliate su come utilizzare gli stati alterati di coscienza come mezzo per accedere agli aspetti più creativi del cervello/mente.

Registrazioni

Sound Transformations (Trasformazioni Sonore – sessioni sonore degli Hathors, registrate in digitale)

White Gold Alchemy (Alchimia Oro Bianco – una meditazione semplice e tuttavia potente per creare l’oro bianco interiore)

The Sahu (Il Sahu – un seminario completo con gli Hathor)

Immunity (Una meditazione di Suono Curativo con le voci di trentadue guaritori spirituali, comprese quelle degli Hathor)

Infinity Pool: Entering the Holographic Brain (Riserva Infinita – All’Interno del Cervello Olografico – le voci di tredici Hathor si fondono a creare un potente strumento per esplorare la psico-navigazione e gli stati alterati di coscienza).

É possibile copiare questo messaggio e diffonderlo, a condizione che esso non venga modificato, che venga citato l’autore e vengano incluse le note sul diritto d’autore e l’indirizzo web.